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"Oriental carpets find their origin in the ancient lands of Persia, Turkey, Afghanistan, Pakistan, India, South Russia and China Magnificient carpets were woven in all these lands, carpets which reflected the momentous changes in history and the rich amalgamation of cultures that were taking places"
Sala del Museo del Tappeto di Taher Sabahi
Gualdrappe orientali. Coperte da cavallo e da sella
Torino, Sabahi Gallery - 26.09.09|31.12.09
I turkmeni e i loro tappeti
Torino, Galleria Sabahi - 20.11.08|25.02.09
SUZANI - Ricami dell'Asia centrale
Torino - 23.03.07|21.04.07
Gualdrappe orientali. Coperte da cavallo e da sella
Torino, Sabahi Gallery - 26.09.09|31.12.09
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Taher Sabahi presenta una raccolta unica di coperte da sella e da cavallo.

È una collezione di straordinario fascino, che testimonia il forte legame, assai vivo in Oriente, tra l’uomo e il cavallo: chi è attratto dall’arte equestre avrà occasione di ammirarvi alcune tra le più eleganti bardature orientali, e constatare che per un cavaliere orientale nulla è troppo prezioso per il suo destriero.

Al tempo stesso, la mostra manifesta l’abilità artistica di tutte le popolazioni orientali, dal Bosforo all’Indo: gli appassionati d’arte orientale e islamica saranno affascinati da tecniche di tessitura e motivi ornamentali legati alla tradizione culturale più antica delle popolazioni produttrici.

Gli appassionati di etnografia orientale potranno trarre, dal confronto tra i manufatti presentati, altrettanti motivi di interesse: tra i produttori maggiormente accaniti di coperte da sella e da cavallo vi sono alcune tra le più antiche e affascinanti popolazioni orientali, dirette discendenti degli eserciti di conquista turchi e mongoli; le differenze di foggia, i diversi schemi decorativi impiegati rispondono spesso, con inattesa precisione, a differenze nella struttura sociale e tribale di chi li ha prodotti.

Non vi è paese orientale dove non si intessano o si annodino, oltre a tappeti e kilim, anche coperture per i cavalli, estremamente varie quanto a foggia e decorazione, e destinate di volta in volta a vestire l’intero dorso del cavallo, a coprire soltanto l’arcione, oppure ad essere interposte tra il dorso dell’animale e la sella. I manufatti in tappeto, fin da un’epoca remota, si prestano a queste funzioni meglio di altri, dal momento che il vello annodato costituisce una superficie a forte attrito e contribuisce alla fermezza della sella e quindi alla stabilità del cavaliere. L’arte equestre gode di pari considerazione sia nei contesti urbani sia nelle campagne, o tra i nomadi che ancora si muovono nelle vallate orientali. Così, accanto a oggetti di raffinata fattura, intessuti nelle più prestigiose manifatture urbane e tali da privilegiare la funzione decorativa rispetto a quella tecnica, figurano altre coperte ben più semplici, con decorazioni sobrie e tuttavia ugualmente funzionali.

La collezione in mostra presenta la vasta ed eterogenea produzione orientale area per area, regione per regione, attraverso esemplari che datano tra il XVI e il XIX secolo, a testimoniare l’evoluzione  delle tecniche e delle decorazioni; comprende prevalentemente coperte da sella e sottosella, oltre a gualdrappe da dorso. Vi figurano alcune coperture per cammello e gualdrappe sottosella da parata.

Il gruppo di coperte da sella persiane è il più numeroso e comprende una notevole serie di coprisella in tappeto o in kilim, provvisti di quegli accorgimenti (tagli sagomati, cinghie) utili alla loro fermatura. Inoltre, sono presentate numerose coperte da cavallo, dalla tradizionale forma rettangolare protesa in due pettorali.

Infine arricchiscono la collezione numerosi manufatti di produzione centro-asiatica: si tratta del settore più eterogeneo della collezione, dove figurano sia oggetti di produzione nomade, caldi e rustici, sia raffinate gualdrappe di produzione urbana, legate alla tradizione dei suzani, i ricami ad ago. Sono numerosi i piccoli zin-e-asb, annodati dall’inizio del secolo dalle popolazioni turkmene insediate nella fascia settentrionale del paese e adorni dei motivi a gul tradizionali per quelle genti, ma anche i cosiddetti at-djoli, le grandi coperte da cavallo, rese più avvolgenti posteriormente dall’aggiunta di segmenti triangolari e corredate di lunghissime frange. A quelle eseguite a trame aggiunte, realizzando semplici decorazioni su di un fondo di tessuto piano, se ne aggiungono altre, eseguite secondo la tecnica detta jijim, talvolta in finissima seta.

 

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